Giardino Comi



Palazzo Comi

Il Palazzo Comi della famiglia Comi è ubicato nel comune di Tricase (Lecce), nella frazione di Lucugnano.

Fu edificato a metà dell’Ottocento da Nicola Comi, che lo lasciò in eredità, essendo morto senza figli, al parente Giuseppe Comi (1854-1908), padre di Girolamo.

La famiglia Comi, si trasferì a Lucugnano alla morte di Nicola Comi, occupando il grande palazzo, dove, con le tre sorelle, Girolamo trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza.

Il palazzo è caratterizzato da un’austera sala da pranzo con l’attiguo studiolo, che ospitava la redazione de l’ “Albero” (una piccola casa editrice fondata e gestita dallo stesso Comi); la cappella privata, dedicata alla Natività; la cucina economica (ancora intatta); le camere della foresteria; i raccolti salotti abbinati al colore della tappezzeria (verde, rosso, giallo); il grande salone per le riunioni; la francescana camera da letto.

Alle pareti arazzi dell’antichissimo artigianato locale e alcune pregevoli tele, acquerelli, stampe e fotografie d’epoca, candelabri di legno dorato e ferro battuto. Le ceramiche, per la cui produzione Lucugnano è uno dei centri più famosi della provincia, abbelliscono la mobilia con un tocco di raffinata civetteria. Le sculture, poche ma di pregio artistico, affianco un arredo sobrio ed essenziale.

Punto focale del Palazzo è naturalmente la biblioteca, che vanta una raccolta di oltre 3.000 volumi, gran parte in lingua francese, che rispecchiano le tendenze letterarie del Comi e la sua profonda conoscenza dei classici. Non mancano preziosi cimeli bibliografici ed una sezione di riviste letterarie francesi assolutamente rara per il Salento.

Al piano terra le antiche stalle, in frantoio oleario e il palmento, sono stati trasformati in una sala per conferenze, in spazi ricettivi per mostre d’arte e bibliografiche e in uffici moderni e confortevoli. Tre giardini caratterizzano le aree esterne del palazzo uno, il più esteso, tanto caro al poeta è coltivato ad agrumi.

Le tribolazioni finanziarie, che hanno caratterizzato gli ultimi anni della vita dello scrittore Comi, trovarono una meritata soluzione nei confronti del poeta e della cultura salentina con l’acquisto del Palazzo Comi da parte dell’Amministrazione Provinciale di Lecce che si impegnava ad assumersi ogni esposizione debitoria nei confronti dei creditori fiscali e a corrispondere al poeta un vitalizio mensile.

L’atto notarile di trasferimento della proprietà fu stilato il 29 marzo 1960.

 

fonti:
Depliant “Casa Comi”
Ennio Bonea (1998) “Comi, Bodini, Pagano. Proposte di lettura”, Lecce, Ed. Piero Manni.

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Girolamo Comi

(1890-1968)

D’accordo: la poesia non può darci da vivere, poiché essa ci è data
(se la sappiamo impiegare con l’intelletto d’amore)
per: sopravvivere.

– dal Diario di Casa –

Girolamo Comi, uno dei più grandi poeti del ‘900, nacque a Casamassella (Lecce) il 23 novembre 1890, da Giuseppe e da Costanza De Viti De Marco.

La famiglia paterna vantava il titolo baronale di Lucugnano, dove possedeva delle proprietà, tra le quali il Palazzo edificato intorno alla metà del XIX secolo.

Il Comi intraprese gli studi medi e medi-superiori a Maglie e a Lecce, completandoli in un collegio ad Ouchy, presso Losanna. Durante il soggiorno elvetico, che durò fino al 1912, il Comi si interessò alle teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, seguendo una vocazione per i problemi dello spirito maturata in quegli anni ed inizialmente orientata verso la ricerca della “comunione con il tutto” nel senso di una panica partecipazione dell’individuo alla vita dell’universo. Nello stesso anno pubblicò a sue spese, presso uno libraio ebreo di Losanna, la prima raccolta di poesie, “Il Lampadario”.

Stabilitosi a Parigi, dal 1912 al 19215, approfondì lo studio dei grandi simbolisti francesi destinati ad incidere profondamente sulla sua sensibilità, la cui formazione letteraria risentiva della più svariate suggestioni, include quelle pascoliane e soprattutto dannunziane.

Nel maggio del 1915 fu chiamato alle armi in Italia per partecipare al primo conflitto mondiale. A causa di un suo carteggio pacifista, tenuto con un amico francese, fu processato e condannato al carcere militare. La condanna fu successivamente commutata nel trasferimento in prima linea e, a contatto con la feroce realtà della guerra, egli subì un trauma take da essere inviato in congedo illimitato.

Rientrato dal fronte, il Comi sposò, a Milano, Erminia De Marco, con la quale ebbe la figlia Myriam Stefania Giuseppina.

A partire dal 1920, egli alternò la sua residenza tra Lucugnano e Roma , dove svolse un’intensa attività letteraria, in collaborazione con Moscardelli e Onofri, con in quali fondò e diresse le edizioni “Al Tempo della Fortuna”, iniziando un sodalizio basato sui comuni interessi spirituali e sugli analoghi orientamenti estetici e letterari. La fraterna amicizia che unì il Comi a Onofri, a Moscardelli ed in seguito a Buonaiuti, avrà un peso rilevante sulla futura evoluzione spirituale del Comi, il quale, dall’iniziale sentimento panico dell’universo, esperito nei modi di un “culto quasi orgiastico dell’Io”, passerà alla consapevolezza di un “ordine magico e misterioso che governa il cosmo…” e rinvia ad una realtà trascendente.

Trascorso il drammatico quinquennio della seconda guerra mondiale a Roma, il Comi si trasferì nel 1946 a Lucugnano, dopo la rottura definitiva con la moglie, con la quale, fin dall’inizio, ebbe un matrimonio tormentato. Qui, in società con le sorelle e con altri azionisti, costruì oleifici che presero il nome di “Oleifici Salentini”, un tentativo di imprenditoria solidale che ben presto si rilevò un pessimo investimento.

Nella cittadina salentina, il Poeta promosse alcune concrete iniziative culturali; nel 1948 fondò l’Accademia Salentina e l’anno seguente iniziarono le pubblicazioni del “L’Albero”, rivista da lui ideata e diretta. Intanto la sua situazione economica si deteriorava negli anni e, investite infruttuosamente le ultime risorse patrimoniali per fondare, nel 1953, la casa editrice de “L’Albero”, fu costretto a vendere tutti i suoi averi ad eccezione del palazzo di Lucugnano, dove risiedeva. Per questo trascorse l’ultimo periodo della sua vita fra privazioni e rinunce, alleviate solo dell’assidua assistenza della fedele governante Tina Lambrini e dal sostegno morale di pochi amici e dell’umile gente di Lucugnano.

Nel 1954 ottenne il premio di poesia “Chianciano”.

Nel 1958 la povertà del poeta era oramai ottale e per di più angustiata dall’invadenza dei creditori sempre più numerosi e insistenti.

Dopo lunghe trattative, il 29 marzo 1960, fu stipulata la cessione del palazzo e della biblioteca privata all’Amministrazione Provinciale di Lecce, la quale si impegnava a saldare al situazione debitoria del poeta e a corrispondergli un vitalizio mensile. Anche la Cassa Scrittori contribuì ad alleviare lo stato di disagio economico del Poeta.

Dal 1961 le condizioni fisiche del Comi, stremato dalle privazioni e dalle preoccupazioni degli ultimi tempi, diventarono sempre più precarie. Egli fu soggetto a disfunzioni e crisi frequenti, superate grazie all’amorosa assistenza di Tina, con la quale si unì in seconde nozze nel 1965 (la prima moglie era morta nel 1953). Il suo difficile periodo esistenziale suggerì il titolo della sua ultima opera, “Fra lacrime e preghiere”, dove predominano le istanze religiose che conferiscono alla poesia il carattere di strumento, attraverso il quale si perveniva alla coscienza del divino. Significativamente il volume è concluso dalla lirica “Cristo”, il cui profondo contenuto rimanda all’umana aspirazione a disfarsi “del giogo d’ogni fuggevole bene”, per raggiungere, con l’anima e il corpo puri, il regno della luce e la beatitudine eterna.

Il Comi morì a Lucugnano il 3 aprile 1968.

fonti:
www.treccani.it;
www.comitricase.com;
Donato Valli (2008) “Chiamami maestro. Vita e scrittura con Girolamo Comi”, San Cesario di Lecce, Ed. Manni;
Ennio Bonea (1998) “Comi, Bodini, Pagano. Proposte di lettura”, Lecce, Ed. Piero Manni.

Il logo

Il logo che contraddistingue il Giardino Comi è la felice combinazione tra lo stemma araldico della famiglia Comi, dove i decori floreali dell’ornamento sono stati ripresi dal bassorilievo del camino marmoreo dell’abitazione del poeta, e il logo della Trattoria Iolanda.

Lo stemma nobiliare della famiglia Comi è un tipico stemma baronale, perfettamente simmetrico, con la corona, ornamento fondamentale dell’araldica, e lo scudo. I colori, blu, rosso e giallo, sono stati ripresi dello stemma del comune di Tricase.

Il marchio della Trattoria Iolanda è stato rappresentato da un viso sorridente (o triste, se capovolto), simbolo della convivialità degli abitanti del luogo, che ritroviamo, nel logo del Giardino Comi. al centro di un nastro sottostante lo stemma.